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COMUNE DI PIMENTEL |
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LA STORIA
Pimentel, in sardo
Pramantellu, è un piccolo centro agricolo, con circa 1300
abitanti, situato su di un fondo valle percorso dal rio "Funtana
Brebeis”, un affluente del Rio Mannu. Secondo uno storico il paese
è sorto nel 1670, presumibilmente dalla fusione di due contrade,
divise in due dal rio Funtana Brebeis: Nuraxi ad est e Saceni ad ovest.
Nel censimento del 1861 figura con appena 658 abitanti. Appartenne alla
contrada di Trexenta (territorio che originariamente comprendeva
trecento comuni) , feudo degli Alagon, e successivamente fece parte del
mandamento di Guasila. Durante il fascismo per un periodo che va dal
1936 al 1946, fu accorpato al vicino comune di Samatzai, dal quale
dipese amministrativamente. Riconquistò la sua piena autonomia
nel 1946. Il Riu Mannu (Riu Funtana Brebeis), fiume non perenne,
alimenta le colture circostanti. Il territorio del Paese appare in
parte collinare e in parte vallivo, entrambe pienamente coltivate; a
nord dell 'abitato si trovano alcune fonti utilizzate sopratutto per
abbeverare il bestiame: la piu ricca d'acqua è chiamata
"Solaris".LA CHIESA
La Chiesa parrocchiale
dedicata alla Madonna del Carmine, detta Chiesa Parrocchiale Beata
Vergine del Carmelo, risale probabilmente alla seconda metà del
1600. La data sulla campana, 1670, non concorda con quella incisa su un
costone della navata centrale, che è 1703, e che forse si
riferisce ad un successivo intervento o ad un restauro. L'altare
marmoreo, al centro di un presbiterio sopraelevato e delimitato da una
balaustra, è anch'esso datato e risale al 1818. Esiste inoltre
all'interno della Chiesa un organo antico costruito dall'artigiano
Piras di Pimentel con una tecnica unica in Sardegna ( l'erede del Piras
si trova a Segariu ed è il Sig. Palmas).LE TRADIZIONI POPOLARI
Le manifestazioni
più importanti sono quella della Madonna del Carmine, a
metà Luglio, e de su Cramineddu, il primo lunedì di
Settembre, quando si vuole ricordare la fine e l'inizio dei contratti
di lavoro dei braccianti e dei pastori. Alla fine del mese di Giugno,
per S.Giovanni, si accendono i fuochi propiziatori nelle strade e si
stipulano i patti del comparatico col vecchio rito dei fiori. Da
segnalare è la sagra "De S'Accodiu" (primo lunedì di
settembre). Il costume antico è stato smesso ai primi del '900.
Quello femminile era costituito da un giubbotto di seta nera ricamato
su polsini "a puntu vau" anche con l'applicazione di fili dorati e di
perline, da una gonna di colore rosso o blu, molto plissettata, per la
quale occorrevano molti metri di stoffa. La camicia era in tela bianca,
mentre il grembiule "su divantagliu" e lo scialle erano interamente
ricamati a mano. Molto vistoso il corsetto, "su cossu" , realizzato in
broccato ed adornato dai fili dorati, perline e striscioline di tela
colorata o di velluto pregiato.LE FOTO
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