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Conoscere il Paese - L'Archeologia

ARCHEOLOGIA

Le Domus de Janas


Recentemente la scuola media del Comune di Pimentel ha realizzato un lavoro di ricerca sul sito archeologico delle domus de janas di Pimentel.....

Questo è un articolo tratto dal giornale SARDEGNA OLTRE e scritto da Antonello Fruttu:

Un’occasione archeologica abbastanza vicina a Cagliari, poco conosciuta e facilmente accessibile in auto si trova in territorio comunale di Pimentel, un piccolo centro della Trexenta ad una decina di chilometri da Senorbi. Per raggiungere Pimentel da Cagliari converrà percorrere la Carlo Felice fino a Monastir, e poi deviare a destra per Senorbi lungo la statale 128. Al chilometro 10.3 è il bivio, sulla sinistra, per Pimentel, che si trova a due chilometri più avanti.

Le zone archeologiche di Pimentel meritevoli di una visita sono due, ed abbastanza contigue l'una all'altra. Entrambe si trovano all'inizio della nuova strada per Guasila, adiacenti ad un largo rettilineo d'asfalto di recente sistemato. Nella prima è da visitare un'unica domus de janas di particolare interesse, perché decorata con vari disegni a rilievo (località Corongiu); nell'altra zona (località Pranu Efisi) son da visitare invece due gruppi di domus de janas complessivamente almeno una decina di tombe, di notevole interesse architettonico.

Ma torniamo alla prima zona, quella della domus de janas di Corongiu. Per raggiungerla occorre imboccare la strada per Guasila, e voltare a sinistra dopo poche centinaia di metri immediatamente prima di un ponticello. Individuare la strada giusta é relativamente facile poiché questa è una stradina di fondovalle che corre lungo il letto di un fiume asciutto. Dopo circa duecento metri, sulla destra appare improvvisamente la domus de janas, proprio sul ciglio della strada. E' una tomba particolare, abbastanza nota agli archeologi, un pò meno ai non "addetti ai lavori" con una caratteristica quasi unica: le decorazioni. Ha il pozzetto verticale di accesso, l'anti-cella (che é una specie di pre-camera sepolcrale posta prima della cella) e infine la camera sepolcrale vera e propria. I motivi decorativi sono sopra ed ai lati del portello d'ingresso, che separa l'anti-cella dalla cella. Il disegno é costituito da un elemento verticale, dal quale si dipartono lateralmente delle spirali, ed é stato interpretato come una rappresentazione grafica della Dea Madre, in cui le spirali sono gli occhi e l'elemento al centro il profilo del naso. La Dea Madre sarebbe quindi anche una Dea degli Occhi che ha sotto la sua protezione il defunto. A fianco é riportato anche un motivo a zig-zag che sembra ricordare un mare con delle barche, e potrebbe richiamare il mondo dell'aldilà. Sulla base di queste decorazioni gli archeologi hanno proposto una datazione che va tra il tardo neolitico ed il protocalcolitico (inizio dell'Età del Rame), e cioé tra il 2.300 e il 2000 a.C.

Il graffito é ben in rilievo rispetto al piano di fondo, ed é sottolineato con sostanza rossa. Forse il colore stesso, il rosso, diventa simbolo poiché significa sangue, vita e rigenerazione della medesima, e su una tomba acquista il significato simbolico di sconfitta e superamento della morte stessa. Il contenuto delle immagini, qualunque sia il loro significato, è assolutamente geometrico e surreale, sia perché è legato al mondo della tomba, sulle cui pareti il disegno si sviluppa, sia perché l'immagine è astratta, affidata a simboli quali zig-zag, spirali, cerchi concentrici, linee, di cui possiamo solo azzardare una decifrazione. Petroglifi con motivi abbastanza analoghi si ritrovano a New Grange, in Irlanda, e sono stati datati agli inizi dell'Età del Bronzo, (1800-1600 a.C.). La singolarità di questa tomba di Pimentel è l'aspetto della Dea Madre come Dea degli Occhi onniveggente, che vigila sul sonno del defunto. Insolito ed interessante anche il motivo ad onde su cui si affacciano degli elementi circolari in cui gli archeologi hanno identificato delle barche e il fregio a zig-zag richiama l'acqua, ed attraverso l'immagine simbolica del fiume o del mare filtra il significato dell'acqua come vita che si rigenera dopo la morte.

La seconda zona archeologica è poco distante da questa; per raggiungerla si ritorna indietro sulla strada per Guasila, e la si percorre per qualche altro chilometro nella stessa direzione. Dopo aver superata una a cava di argilla sulla destra, si prosegue qualche centinaio di metri e poi ci si ferma. La zona archeologica è facilmente localizzabile poiché è segnata da due carrelli gialli che spiccano abbastanza evidenti in mezzo ai vigneti, ad un centinaio di metri sulla sinistra. Localizzata quindi la stradina bianca che costeggia l'area archeologica che si dirama dalla strada asfaltata su cui ci troviamo, possiamo arrivare agevolmente, anche in auto, nella zona delle tombe.

La zona in realtà è costituita da due diverse necropoli, scavate in due distinti banconi di arenaria poco distanti tra loro. L'intero complesso tombale è anche noto come necropoli de S'Acqua Sailda da un'antica sorgente presente in zona o di Pranu Efisi e comprende una dozzina di tombe, dai più svariati impianti planimetrici. Alcune di esse hanno curiosi particolari architettonici, quali colonne e pilastri all'interno delle celle, vasconi per abluzioni rituali, nicchie, banconi per offerte, coppelle scavate nel banco di roccia, e incassi per i portellì di chiusura, con tracce evidenti di pittura rossa. La necropoli è davvero un piccolo campionario di singolarità tra le domus de janas sarde: ve n'è una con un lunghissimo corridoio d'accesso, anti-cella con riquadro del portello dipinto in ocra rossa, e cella con tre camerette sepolcrali. Altre due tombe hanno dei motivi decorativi a rilievo nelle pareti e nel soffitto delle celle, che imitano le travi di legno nelle capanne di abitazione. Vi è infine una tomba che presenta, ad una parete della cella due teste di toro realizzate secondo lo schema tradizionale a T delle protomi taurine.Queste figure schematiche di teste bovine, isolate o in gruppo, come si riscontrano in altre domus de janas dell'isola ribadiscono simbolicamente la forza sensuale del maschio, espressa dal toro, a rigenerare la vita sia la morte. Ritroviamo cosi, nella necropoli di Pimentel entrambe le divinità della grande religione naturalistica protosarda la Dea Madre ed il Dio Toro, entrambi simboli di vita e di fecondità la cui collocazione su una tomba si pone emblematicamente a sconfitta e superamento della morte stessa.

La visita completa dei due siti archeologici richiede circa due ore. e non presenta particolari difficcoltà. Alcune tombe sono state danneggiate in passato dall'attività estrattiva di alcune cave, ma molte altre si presentano integre ed in buone condizioni. Una buona torcia potrà essere molto utile per entrare in quelle più grandi, e cercarvi le decorazioni incise o dipinte. Purtroppo il rosso e ocra delle antiche pitture tende a diventare sempre più evanescente e a sparire per effetto degli agenti atmosferici, mentre le incisioni sulla pietra si mantengono abbastanza leggibili e chiare, nonostante la vetusta età di 4.000 anni. La zona, che potrebbe essere opportunamente valorizzata inserendola in un itinerario archeologico da Cagliari verso Barumini che, anziché seguire la Carlo Felice, attraversi l'interno e tocchi centri archeolocici interessanti come Pimentel, Senorbi e Suelli, si presenta ben tenuta, con cartelli indicatori e senza cartacce o altra immondizia nelle tombe: una circostanza veramente eccezionale di questi tempi (la necropoli di "Tuvixeddu" docet... ) di cui possono meritamente essere fieri i cittadini e l'amministrazione comunale di Pimentel.






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